Nel meraviglioso e sempre più assurdo mondo delle tendenze giovanili, c’è un nuovo eroe: la polvere energetica sniffabile. È difficile non sorridere di fronte a questa novità, dove l’idea di “bere per energizzarsi” è diventata troppo mainstream. Ora, basta sniffare un po’ di polvere aromatizzata, con l’aria di chi ha appena frequentato una festa anni ’80 in stile Wall Street. Perché impegnarsi con una semplice tazza di caffè quando puoi assumere la tua dose di energia come un aspirante broker di borsa?
Le aziende che producono queste polveri si sono davvero superate: confezioni colorate e accattivanti, gusti esotici e, naturalmente, il prezzo perfetto per far sentire chiunque un affarista del mercato nero. Un bel pacchetto da sniffare per poco più di 20 euro e il gioco è fatto! Non solo si ottiene una “carica” di energia, ma anche quel tocco di misteriosa ribellione che fa tanto cool tra i teenager. Perché fare la fila da Starbucks quando puoi tirar su una nuvoletta di polvere al gusto limone e fingere che stai prendendo una decisione importante per la tua vita?
Il vero capolavoro, però, è la campagna di marketing. È quasi commovente vedere influencer che si vendono con la stessa grazia con cui si spaccia il dentifricio. “Ehi ragazzi, sniffate questa e sarete pronti a conquistare il mondo!” (o almeno, il prossimo match di calcetto). Tra un selfie e un video patinato, questi paladini delle nuove generazioni sfoggiano boccette di polvere energetica come se fosse l’accessorio di lusso dell’anno. E il bello è che qualcuno ci crede pure!
Certo, sniffare qualcosa di aromatico può sembrare una trovata geniale per quei momenti in cui un espresso è troppo da “boomer”. Ma davvero, chi pensava che imitare il gesto di sniffare cocaina fosse l’apice dell’innovazione energetica? La situazione diventa ancora più surreale se si considera che alcuni giovani si sentono trasgressivi e alla moda, mentre aspirano polvere al frutto della passione con la stessa serietà di chi sta giocando una partita a poker sotto l’effetto di, appunto, “altre” polveri.
E poi, parliamoci chiaro, l’effetto è talmente immediato che puoi passare da “ragazzo pigro che gioca alla PlayStation” a “imprenditore motivazionale” in un paio di sniffate. Ma non è tutto oro ciò che luccica (o meglio, ciò che vola in aria). Dietro le pubblicità zuccherose e le bottigliette eleganti, il vero protagonista è un gesto che nessuno ha mai associato a qualcosa di positivo. Certo, la confezione ha un aspetto più chic del vecchio sacchetto di plastica con polveri illegali, ma il principio è lo stesso: aspirare qualcosa che, francamente, dovrebbe restare nel cassetto delle mode effimere.
Il grande mistero resta come sia stato possibile trasformare un gesto sinonimo di autodistruzione in una “moda” per giovani e meno giovani. Eppure, l’industria del benessere sembra riuscire a fare miracoli. Non serve più impegnarsi in qualcosa di sano o utile: basta sniffare polvere al sapore di rosa o menta e la vita prende subito una piega fantastica. Oppure no?
E ora, nella follia di queste tendenze, ci si deve chiedere: come mai una polvere energizzante da sniffare può circolare liberamente, mentre il CBD, un composto della canapa noto per i suoi effetti rilassanti e non psicoattivi, ha dovuto affrontare una legislazione così restrittiva? È ridicolo pensare che il CBD, che offre potenzialità terapeutiche senza rischi di dipendenza, sia stato considerato al pari di sostanze ben più pericolose, mentre chiunque può facilmente procurarsi una boccetta di polvere aromatica da inalare. L’assurdità della situazione emerge ancor di più se si considera che il governo, preoccupato per la salute pubblica, sembra avere un occhio di riguardo per le tendenze che promuovono comportamenti a rischio, mentre ignora il valore economico e sociale della canapa. Con la recente decisione del Tar del Lazio di sospendere il decreto che classificava il CBD come sostanza stupefacente, si è finalmente aperta una breccia in questo dibattito. Resta da vedere se il buon senso prevarrà e se queste nuove mode energizzanti non facciano cadere nel dimenticatoio il potenziale della canapa, relegandola a un’ingiusta marginalità mentre il mercato si riempie di polveri senza alcun beneficio reale.