Il nuovo Ddl Sicurezza approvato dalla Camera (162 voti favorevoli, 91 contrari e 3 astenuti) ha acceso discussioni infuocate, e non solo per le numerose misure contro proteste e occupazioni abusive. Uno dei punti più controversi riguarda il divieto totale della cannabis light. Sì, avete capito bene: quel mercato legale che per anni è stato considerato un settore promettente e in crescita, ora rischia di essere smantellato completamente. Infatti, il disegno di legge prevede il divieto di importazione, distribuzione, vendita e persino trasporto delle infiorescenze della canapa, includendo i prodotti derivati come estratti, oli e resine.
Già di recente, è stato il CBD a finire sotto tiro con un decreto che lo classificava come sostanza stupefacente. In questo caso, grazie alla sentenza del Tar del Lazio, il settore della canapa ha evitato il peggio. Questa battaglia legale, strettamente legata alla minaccia ora rivolta alla cannabis light, dimostra quanto siano sotto pressione i derivati della canapa in Italia.
La cannabis light, ricordiamolo, non è droga, almeno non come la intende la legge. Contiene una percentuale di THC così bassa da non produrre effetti psicotropi, eppure viene messa sullo stesso piano di sostanze ben più pericolose. Il risultato? Migliaia di imprese rischiano di chiudere, con gravi ripercussioni economiche, mentre i consumatori si troveranno privati di un prodotto legale e sicuro.
Un divieto che non regge
Il disegno di legge sembra voler colpire indiscriminatamente un intero settore, basandosi su paure infondate e argomentazioni spesso lontane dalla realtà. La cannabis light è stata per anni un mercato fiorente, generando introiti importanti e creando posti di lavoro, soprattutto in un paese come l’Italia, dove l’economia agricola è vitale. E non si tratta solo di soldi: la cannabis light ha anche un impatto ambientale positivo, grazie al suo uso in prodotti industriali come tessuti e materiali da costruzione.
C’è poi la questione della salute. Molti usano i prodotti a base di canapa per ridurre l’ansia, migliorare il sonno o alleviare dolori cronici, senza dover ricorrere a farmaci pesanti. Ora, con questo divieto, il rischio è che i consumatori cerchino alternative sul mercato nero, mettendo a repentaglio la propria sicurezza.
Una crociata ideologica?
Il governo sembra voler tornare indietro di anni con una crociata ideologica contro tutto ciò che ha a che fare con la cannabis, anche quella legale e a bassissimo contenuto di THC. Il sottosegretario Mantovano, uno dei promotori del disegno di legge, ha dichiarato che la legge del 2016 che regolamentava la coltivazione e vendita della cannabis light sarebbe stata fraintesa, e che il mercato delle infiorescenze non doveva mai esistere. Insomma, secondo lui, la vendita di cannabis light sarebbe già stata illegale, e ora con il nuovo Ddl Sicurezza si vuole solo chiarire e far rispettare ciò che era già previsto. Peccato che questo “fraintendimento” abbia generato anni di attività economiche legali, autorizzate e controllate.
Le implicazioni del divieto
Le votazioni al Senato, che inizieranno martedì 8 ottobre 2024, potrebbero segnare la fine di un’intera filiera economica. Gli imprenditori che hanno investito in questo settore rischiano di perdere tutto, e le conseguenze non si limiteranno all’aspetto economico. Proibire la cannabis light potrebbe aumentare la domanda di prodotti con alte concentrazioni di THC, favorendo proprio quel mercato illegale che si vorrebbe combattere.
Il tutto è condito da un paradosso evidente: mentre in molti paesi europei e in varie parti del mondo si avanza verso la legalizzazione della cannabis (anche quella con alte concentrazioni di THC), l’Italia fa un passo indietro, trattando come stupefacenti prodotti che, in realtà, non lo sono.
Conclusioni
Invece di proteggere la salute pubblica, il divieto della cannabis light rischia di generare ancora più confusione e illegalità. La mossa del governo appare più come una decisione ideologica che una scelta basata su dati concreti. Se davvero si vuole tutelare i cittadini, forse sarebbe il caso di rivedere questa parte del decreto e valutare soluzioni più bilanciate, senza cancellare con un colpo di spugna anni di lavoro e investimenti. Il futuro della cannabis light è appeso a un filo, e le decisioni che verranno prese al Senato potrebbero avere un impatto duraturo su un intero settore.