Il 20 novembre 2024, il Senato ha approvato una riforma del Codice della Strada che ha già fatto alzare più di un sopracciglio. L’intento dichiarato è quello di aumentare la sicurezza, ma dietro le nuove norme si intravede un approccio tanto severo quanto discutibile. Ora, per perdere la patente, basta risultare positivi ai test antidroga, anche se l’assunzione risale a giorni, o addirittura settimane prima. Non serve più dimostrare uno stato di alterazione psico-fisica al momento della guida: tracce nel corpo equivalgono automaticamente a colpevolezza.
Ma questo è un progresso? O una deriva repressiva che colpisce indiscriminatamente, ignorando la scienza e il buon senso?
Colpevoli anche quando lucidi
La novità più contestata riguarda l’eliminazione della necessità di dimostrare che il conducente fosse alterato mentre era al volante. Con i nuovi test salivari, rilevare tracce di THC – il principio attivo della cannabis – è sufficiente per far scattare sanzioni pesantissime, come la sospensione della patente fino a tre anni. Peccato che il THC rimanga rilevabile nel corpo molto più a lungo del suo effetto: qualche ora per l’alterazione, giorni o settimane per le tracce.
In altre parole, la nuova norma non distingue tra chi guida sotto l’effetto di droghe e chi ha fumato una canna settimane prima di mettersi alla guida. Un mix di rigidità e superficialità che sta facendo gridare molti allo scandalo.
“Una follia politica e scientifica”
Non sono mancate le critiche. Federica Valcauda, di Europa Radicale, ha definito la norma “una follia politica e scientifica”, sottolineando come le evidenze scientifiche dimostrino che l’effetto psicotropo della cannabis svanisce in poche ore, mentre le tracce possono durare per settimane. La riforma, secondo i detrattori, non si occupa di sicurezza, ma si limita a punire chiunque risulti positivo, indipendentemente dallo stato reale del conducente al momento del controllo.
La situazione diventa ancora più grottesca per chi utilizza cannabis a scopo terapeutico, regolarmente prescritta da un medico. Santa Sarta, presidente del Comitato Pazienti Cannabis Medica, ha denunciato come questa legge penalizzi ingiustamente i malati. Nonostante la cannabis medica sia legale dal 2007, e regolamentata per patologie come sclerosi multipla o dolori cronici, questi pazienti rischiano di non poter più guidare. “Per noi diventa impossibile muoverci autonomamente,” ha dichiarato, prospettando una pioggia di ricorsi legali e la possibilità che la norma venga dichiarata incostituzionale.
Sicurezza stradale o politica da sceriffi?
Dietro questa riforma si intravede una strategia punitiva che sembra ignorare la realtà. Matteo Salvini, promotore della norma, aveva dichiarato: “Se ti stronchi di canne, ti ritiro la patente”. Ma è davvero giusto trattare allo stesso modo chi guida sotto l’effetto di droghe e chi ha fumato un mese fa?
Perché, allora, non applicare lo stesso principio all’alcol? Non sentiamo di patenti ritirate per un bicchiere di vino bevuto due giorni prima. Per l’alcol, si valuta lo stato di alterazione al momento della guida, come è giusto che sia. Questa riforma, invece, sembra più una crociata moralizzatrice che una misura concreta per prevenire incidenti.
La nostra garanzia: zero THC, zero problemi
Mentre il dibattito infiamma, vogliamo rassicurare i nostri clienti: i nostri prodotti sono a THC 0. Questo significa che chi sceglie i nostri oli e derivati può continuare a guidare senza timori. Garantiamo la massima qualità e sicurezza, offrendo soluzioni conformi alla normativa e prive di qualsiasi rischio legale.
Sicurezza stradale e giustizia dovrebbero andare di pari passo, ma con questa riforma sembra che qualcuno abbia perso la strada. Una cosa, però, è certa: con i nostri prodotti, potete viaggiare tranquilli.