Il 6 luglio 2024, il panorama legislativo italiano sul CBD ha subito un cambiamento significativo con la pubblicazione di un nuovo decreto firmato dal Ministro della Salute Orazio Schillaci. Questo decreto, che inserisce i prodotti a base di CBD destinati all’uso orale nella sezione B della tabella dei medicinali relativi alle sostanze stupefacenti e psicotrope, ha sollevato una serie di preoccupazioni e polemiche, soprattutto in virtù del fatto che contrasta apertamente con le più recenti evidenze scientifiche e con le direttive internazionali.
Il decreto sul CBD è ufficialmente entrato in vigore il 5 agosto, scatenando subito la reazione delle associazioni Canapa Sativa Italia (CSI) e Imprenditori Canapa Italia (ICI), che hanno prontamente presentato un ricorso al Tar. A differenza di quanto avvenuto in passato, il Tar non ha concesso una sospensione immediata del decreto, rinviando la decisione a una discussione in camera di consiglio fissata per il 10 settembre, data in cui si deciderà se bloccare temporaneamente la nuova normativa.

Un Degrado Normativo in Contrasto con la Comunità Scientifica

La decisione del governo italiano di equiparare il CBD a una sostanza stupefacente arriva in un momento in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e altre autorevoli istituzioni scientifiche stanno, al contrario, promuovendo l’uso del CBD per le sue proprietà terapeutiche, sottolineando la sua sicurezza e l’assenza di potenziale di abuso. In particolare, l’OMS ha esplicitamente raccomandato ai Paesi europei di non includere il CBD nelle tabelle dei medicinali stupefacenti, riconoscendolo come una sostanza sicura che non necessita di un controllo così rigido.

Questa posizione è stata recentemente rafforzata anche dalla Food Standards Agency (FSA) del Regno Unito, che il 16 luglio 2024 ha rilasciato una valutazione positiva sulla sicurezza del CBD. La FSA ha sottolineato come l’isolato di CBD naturale, utilizzato in conformità con le condizioni di utilizzo proposte dall’European International Hemp Association (EIHA), sia privo di rischi per la salute umana. Questo parere favorisce la continua integrazione del CBD nel mercato britannico come Novel Food, aprendo la strada a una regolamentazione favorevole anche da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), che dovrebbe pronunciarsi a breve.

Il Contrasto con le Normative Europee e il Rischio di Isolamento

Il decreto del governo italiano appare non solo in contrasto con le raccomandazioni dell’OMS, ma anche con la normativa comunitaria europea. Già nel 2020, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva stabilito che il CBD non può essere considerato una sostanza stupefacente e che, pertanto, la sua commercializzazione non può essere vietata in uno Stato membro se è stato legalmente prodotto in un altro Stato membro. Questo significa che il decreto italiano potrebbe non solo isolare il Paese dal contesto normativo europeo, ma anche esporlo a potenziali sanzioni legali a livello comunitario.

Inoltre, il decreto italiano sembra essere in contraddizione anche con la stessa normativa nazionale. La Legge 242/2016, infatti, permette la coltivazione di varietà di canapa per ottenere prodotti di tipo alimentare, il che contrasta con la nuova classificazione del CBD come sostanza stupefacente.

Impatti Economici e Sociali: Una Minaccia alla Filiera del CBD

La decisione di classificare il CBD come sostanza stupefacente non avrà solo conseguenze legali, ma anche profonde ripercussioni economiche e sociali. Il mercato del CBD in Italia ha registrato una crescita notevole negli ultimi anni, con un fatturato di circa 150 milioni di euro l’anno e più di 10.000 persone impiegate. Questa filiera, che comprende coltivatori, aziende di estrazione, laboratori di analisi, e rivenditori, rischia di essere gravemente colpita dalla nuova regolamentazione.

Le restrizioni imposte dal decreto potrebbero portare alla chiusura di numerosi piccoli rivenditori, come erboristerie e negozi di cannabis light, e influire negativamente anche sul mercato online, riducendo drasticamente la disponibilità di CBD per i consumatori. I coltivatori di canapa e le aziende che hanno investito nella produzione e trasformazione del CBD potrebbero subire perdite significative, mettendo a rischio posti di lavoro e rallentando l’innovazione in un settore che, altrove, continua a prosperare.

Consumatori Italiani Penalizzati: Preoccupazioni e Frustrazione

L’introduzione di queste restrizioni non solo limita la disponibilità di CBD per uso orale, ma potrebbe anche portare a un aumento dei prezzi, rendendo difficile per molti italiani accedere a prodotti di qualità. Un sondaggio condotto da Swg e Cannabis Terapeutica ha rivelato che il 92% degli intervistati è preoccupato per l’aumento dei costi, mentre circa il 90% ritiene che il decreto avrà effetti negativi sulla loro salute. Più del 50% teme che sarà difficile reperire CBD di qualità a prezzi accessibili, evidenziando come la nuova normativa potrebbe danneggiare non solo l’industria, ma anche i consumatori stessi.

Un Futuro Incerto per l’Italia nel Mercato del CBD

Mentre Paesi come il Regno Unito, la Grecia, la Francia e la Repubblica Ceca stanno integrando il CBD nei loro mercati legali, favorendo la crescita economica e il progresso scientifico, l’Italia rischia di rimanere indietro. La scelta di classificare il CBD come sostanza stupefacente potrebbe costare cara al Paese, sia in termini economici che di salute pubblica, isolandolo ulteriormente dal contesto internazionale e limitando le opportunità per un settore in piena espansione. In questo contesto, è cruciale che il dibattito pubblico e politico continui, per evitare che decisioni miopi compromettano il futuro di un’industria promettente e l’accesso dei consumatori a un prodotto sicuro e benefico.

CBD Sicuro e Legale: Perché i Nostri Prodotti Sono Al Riparo da Rischi
Vogliamo rassicurare i nostri lettori: il nostro obiettivo è solo quello di informare e sensibilizzare. Il commercio sul nostro sito rimane sicuro e pienamente legale. I nostri prodotti non sono medicinali, ma derivati da varietà di canapa registrate nel Registro Comune Europeo, conformi alla legge 242/2016. Destinati esclusivamente all’uso cosmetico esterno, sono regolarmente notificati nel Portale Europeo dei Prodotti Cosmetici (CPNP).

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